Luca Pancrazzi a Villa Pacchiani

Ombre, proiezioni, ribaltamenti, vuoti improvvisi e inversioni la personale che Villa Pacchiani, sotto la direzione e curatela di Ilaria Mariotti, dedica alla pratica di Luca Pancrazzi, artista fiorentino classe ’61 attivo dagli anni Novanta, che oggi vive e lavora tra Milano e la Filandia.

Niente di più vero per definire una pratica di creazione multidisciplinare nella rivelazione di nuovo senso dietro a oggetti semplici, quasi insignificanti, dati per scontati, a volte invisibili ai nostri occhi, perché parti nascoste di oggetti più complessi e funzionali alla vita di tutti i giorni, o nascosto tra le trame di un peculiare dialogo costruito tra le forme di essi.

Nel percorso espositivo, pensato ad hoc, le opere risalenti a periodi precedenti sono messe in rapporto con quelle più recenti per restituire una traiettoria di ricerca sviluppata nel segno della sperimentazione sulla percezione e le sue influenze. Le immagini nelle opere sono proiettate, ri-costruite, trasferite o cancellate attraverso dispositivi, che l’artista costruisce, così che ogni opera emerga dalla mancanza o dal vuoto in positivo come dalla proiezione, dal pieno in negativo in un gioco che fa riflettere sulle nostre certezze percettive. La percezione, essendo un fatto personale, è soggettiva e per questo i dispositivi partono dall’oggetto trasformando la sua oggettività in poesia.

Dal tema del paesaggio urbano, caro all’artista, evocato attraverso l’uso di proiezioni, come in La città ideale e Paesaggio di prossimità. Nella prima installazione, il paesaggio risulta infatti dall’intreccio delle ombre proiettate di oggetti di recupero posti su una giostra, che ruota a simulare lo scorrere di uno skyline visto da un mezzo in movimento. Nella seconda opera pittorica, invece, il paesaggio è dato dalle ombre di oggetti proiettate su uno sfondo.

La città ideale 2019
Paesaggio di prossimità 2012 e 2020

Passando per opere che mettono alla prova lo sguardo, come Fuori Registro e Interno Negativo. In entrambe, evocando tavoli di lavoro, la percezione del fruitore ha a che fare o con immagini realizzate a frottage partendo da una proiezione a parete degli oggetti o costruite a partire dal loro negativo fotografico, ovvero una fotografica del dipinto-negativo dando un positivo che al contempo è un negativo.

Fuori registro 1995
Fuori registro – particolare – 1995
Interno negativo 1994

Sulla stessa strada disturbante si trovano altre due opere, Senza Rete, (Genova) e In Grid, nelle quali però l’elemento di disturbo della percezione dell’immagine è la rete. Se nella prima, infatti, l’immagine sul fondo è data dal poco colore, che è riuscito a passare dalla rete e depositarsi; nella seconda, la rete costringe continuamente l’occhio alla messa a fuoco di ciò che guarda, ovvero l’immagine al fondo data da una stesura di smalti su fotocopia.

Senza Rete, Genova 2011
Senza Rete, Genova – Particolare – 2011
In Grid 2018

Fino ad arrivare a opere che giocano sul concetto di presenza/assenza, come I pieni e i vuoti si somigliano, ma non nel numero, Tre piede e la più recente Polvere contemporanea (assenza di Roland).

I pieni e i vuoti si assomigliano, ma non nel numero 1992
I pieni e i vuoti si assomigliano, ma non nel numero 1992

Nella prima serie, i dipinti rappresentano i vuoti delle forme di oggetti domestici assumendo autonomia formale in un percorso dell’individuazione dell’oggetto a partire dai vuoti della sua forma.

Tre piede 1998

Nella seconda installazione, invece, il cavalletto della macchina fotografica si manifesta a parete come riflesso, mentre il negativo della silhouette ricavata sullo specchio torna in forma positiva e realistica.

Polvere contemporanea (assenza di Roland) 2012

Nell’ultima opera, invece, ad essere rappresentata è l’assenza lasciata nello spazio dello stabilimento della Gea di Milano dalla macchina tipografica offset Roland Ultra 1968 dopo il suo trasferimento in India.

Bottiglia Perfetta 2012

Pancrazzi dimostra come “la pluralità dell’osservazione e della percezione” metta “in crisi le regole della scienza che pure ne sono fondamento” ed invita lo spettatore a mettersi in discussione e a giocare con la propria percezione. In poche parole l’artista invita a sorprenderci ancora.

La mostra è visitabile il giovedì e venerdì dalle 17.00 alle 19.30 fino al 14 febbraio, presso Villa Pacchiani Centro Espositivo, P.zza P. P. Pasolini, Santa Croce sull’Arno.

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