ETNIK | UNIT

UNIT è l’unità di misura con la quale Etnik inizia il proprio percorso di analisi concettuale e di sintesi formale della città rinascimentale, di cui il bugnato è solo uno dei tanti elementi architettonici chiave, ma sul quale l’artista sceglie di focalizzare tutta la sua attenzione per la creazione delle opere qui esposte. Il bugnato, infatti, nelle mani delle grandi famiglie borghesi divenne strumento per emergere, competere e distinguersi nel panorama locale, nazionale ed europeo, caratterizzando così l’architettura dei loro palazzi e delle fortificazioni militari. Una lotta per il prestigio a colpi di bugnato, oserei dire, nelle cui dinamiche di sfida l’artista scorge un parallelo contemporaneo con quella lotta urbana per la “conquista” del territorio a colpi di lettering tra crew di writers, che coinvolge oggi artisti da tutto il mondo.

Attraverso questa serie pittorica, Etnik intende offrirci una nuova esperienza della città, quella dal suo punto di vista di artista, che sin dagli anni ‘90 indaga il tessuto urbano in modi diversi. Prima come writer, territorializzando ogni spot con la propria firma sempre più elaborata secondo lo studio del lettering, ovvero lo studio della forma e concatenazione delle lettere della propria tag; oggi, invece, come muralista urbano, progettando e realizzando wall paintings site-specific di grandi dimensioni, in cui sviluppa ancora di più quel segno-firma primigenio, instaurando un nuovo dialogo con i contesti urbani e i loro abitanti. Una ricerca, che da oltre 15 anni porta avanti e in parallelo su carta, tavola e in scultura per approfondire lo studio delle lettere in stretto rapporto con l’architettura urbana. In questo caso guardando a quella storica di Firenze, di cui UNIT diviene metafora della prima pietra, la bugna, posta idealmente alla fondazione della sua forma rinascimentale.

Con questa forma mentis, Etnik affronta lo studio del bugnato allo stesso modo di come affronta quello delle lettere, alla base della forma del suo nome. Appropriandosi di questo elemento architettonico, seleziona le sue diverse modellazioni formali, le estrae dal contesto per poi rimpaginarle in una nuova composizione, “Deconstruct”, che diviene espressione della visione di sintesi della firma architettonica fiorentina. Nelle sue due opere “UNIT 0” e “UNIT 1”, invece, emergono le affascinanti visioni dialettiche, sostenute da una palette cromatica brillante, di due principi contrapposti, quello dello stile rinascimentale del bugnato fiorentino e quello del moderno e graffiante street style del lettering alla base del writing internazionale. Diatribe visive, che raggiungono, invece, un alto punto di fusione, sia formale che cromatica, nell’estrema astrazione geometrica di “Modular”, dove l’elemento classico della città dà luogo a forme che richiamano quelle proprie del Graffuturism. In queste tre opere, le rielaborazioni della forma della città prendono vita dall’incastro delle lettere che compongono il nome dell’artista, riportando in mostra l’equilibrio tra due mondi all’apparenza completamente distanti, ma che in realtà ritrovano la loro complementarietà all’interno di questi nuovi agglomerati urbani.

Sappiamo bene che, come le forme di tutte le città cambiano, anche quella di Firenze nel tempo è cambiata e dalle parole di Sir Nikolaus Pvsener, che scrisse “il Rinascimento fu creato per i mercanti di Firenze”, possiamo comprendere quale era la vocazione e quale sia stata l’evoluzione della città fiorentina. Una città che oggi, proprio per le nuove esigenze commerciali, oltre che turistiche, si arricchisce di nuove superfici che, innestandosi nel suo tessuto, si legano a quelle storiche. Etnik ne è consapevole e reinterpreta eccellentemente questo melange urbano nella giustapposizione di texture diverse, che caratterizzano le composizioni delle opere polimateriche “Texture Urbane” e “Focus on UNIT 1.

Come possiamo ammirare, la serie di opere qui presentata è il frutto di un dialogo coinvolgente e serrato tra il tessuto architettonico fiorentino e lo studio del lettering personale dell’artista, con cui opera una rilettura alternativa ed originale della città come teatro di tutte le espressioni d’arte urbana passata, presente e futura.


Testo critico di Alessandra Ioalè per la pubblicazione cartacea in occasione della doppia personale “FORMA” di Etnik e Soda alla Beast Gallery di Firenze

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