The Twilight Zone | Tales from the edge of town

Nel XX e XXI secolo la crisi della forma della città contemporanea ha assunto e continua ad assumere nuove caratteristiche di espansione ed esplosione, con fenomeni paradossali di urbanizzazione che nella visione del filosofo francese Lefebvre erano già anticipati quando ha scritto che “molti nuclei urbani antichi si degradano o si spengono” perché abbandonati dalla popolazione benestante, che si trasferisce nei sobborghi di periferia; luoghi successivamente ripopolati dai nuovi poveri emarginati delle altre aree urbane. I centri urbani diventano le nuove frontiere urbane contemporanee in cui, spiega Neil Smith, si consuma quell’inferno di depravazione, disordine, pericolo, crimine e malattia, e che dalla fine degli anni ’80, sull’onda di una nuova visione romantica di rinascimento urbano, vengono riabilitate, reinventate attraverso il processo di gentrificazione che “avanza grazie all’azione di chi possiede il capitale. I luoghi in cui si avventurano i pionieri urbani sono gli stessi in cui banche, agenzie immobiliari, […] sono già passati.” In un continuo processo globale di “conversione dei centri urbani in altrettante frontiere” che segue una logica “strategia politica e geografica di espropriazione e riconquista economica”.

The Twilight Zone_Courtesy Burning Giraffe

Questo è il contesto genetico-storico in cui il processo creativo degli artisti qui presentati si inserisce e le loro opere divengono parte organica di esso manifestando la propria natura. “Essere del proprio tempo”. Uno dei compiti assolti dagli artisti sin dall’800 è stato quello di essere testimoni, cronisti moderni del cambiamento messo in atto dal processo di industrializzazione che aveva toccato città e campagne e trasformato la vita sociale contemporanea. La scelta di soggetti e tematiche legate alla nuova esperienza urbana andava di pari passo alla scelta di un linguaggio moderno con la volontà di parlare ad un pubblico sempre più grande e non di élite. Ciò comportò la sperimentazione di nuove tecniche espressive e di quelle classiche in relazione all’uso delle nuove tecnologie. Al di là di ciò che ci si aspetti dall’arte, oggi come nell’800 essa ha di nuovo il compito di documentare. È testimonianza visiva del nostro tempo. Un valore inestimabile per far comprendere il nostro presente ai posteri. Negli ultimi venti anni abbiamo assistito all’arrivo di una nuova ondata di artisti. Ognuno proveniente da contesti e esperienze diversi, scegliendo discipline e mezzi espressivi diversi, dimostrano però una spiccata e comune sensibilità verso la narrazione del paesaggio urbano. Chi proveniente dal writing e dal graffitismo urbano, chi dalla videografia artistica e dal documentario di denuncia, chi dal disegno e dalla scena punk underground anni ’80, chi dalla fotografia e chi proveniente da studi di architettura e pratica della stessa, per ognuno di loro la città torna ad essere il soggetto perfetto della loro ricerca attraverso il quale riflettere, anche con toni polemici, sulla crisi che negli ultimi venti anni ha investito e corrotto la forma della città e la vita che in essa si conduce.  

The Twilight Zone_Courtesy Burning Giraffe

Dal realismo descrittivo, che tocca per certi aspetti livelli piranesiani, dei paesaggi metropolitani del pittore emiliano Andrea Chiesi, pervasi da un’atmosfera rarefatta, straniante ma attraente, dove il tempo sembra essere sospeso e l’attività umana scomparsa. Alla lucida ricerca del fotografo toscano Luca Lupi, che con sguardo puro e nitido si pone frontalmente davanti a determinati paesaggi restituendone lingue sottili. Profili spigolosi, per certi aspetti irregolari nelle loro altezze, che sembrano la naturale continuazione o interruzione della linea d’orizzonte, funzionando visivamente come un elettroencefalogramma della città contemporanea. Inquadra e immortala il suo profilo peggiore, che con l’uso sapiente delle luci e della visione a distanza restituisce un’altra verità delle aree ai confini della vita metropolitana, in cui si annida l’industrializzazione moderna, ovvero diventano essi stessi confini visivi del nostro paesaggio. Passando al netto rigore dei volumi e delle strutture compositive delle costruzioni urbane e industriali uniche protagoniste delle opere pittoriche del muralista polacco Chazme e dell’architetto milanese Fabio Pradarelli, che realizzano dei ritratti architettonici in cui il dettaglio descrittivo è ridotto all’essenziale per manifestarne la loro imponenza non sempre con valore positivo. Fino a toccare livelli più lirici, molto lontani da una volontà descrittiva, con i ritratti urbani e gli scorci di stazioni ferroviarie e luoghi di periferia di tutto il mondo accennati dalla veloce spatola del post-graffitista italiano Francesco Barbieri, il quale affida al gesto istintivo la restituzione emotiva delle atmosfere. Incontriamo poi la ricerca originale tradotta in scultura di un altro muralista italiano, Etnik, con le sue metafore architettoniche, che restituiscono una personale critica all’asfissiante costruzione selvaggia operata oggi nelle nostre città. Se fino ad ora la presenza umana è rimasta in disparte, il percorso si conclude con due ricerche, che polarizzano l’attenzione su due dei suoi aspetti: la vita quotidiana e il segno lasciato nel paesaggio urbano. Il muralista polacco, Sepe infatti è l’unico in questa collettiva a documentare, con sguardo critico e per certi aspetti ironico, scene tipiche del vissuto quotidiano odierno di una società dedita al consumismo, alla santificazione delle apparenze e al perseguimento di falsi valori sociali dettati dai nuovi media di comunicazione di massa, manovrati dal potere politico ed economico globale. La nostra attenzione è catturata infine dal realismo trasfigurato nelle opere fotografiche del videoartista toscano Marcantonio Lunardi che, attraverso il software Google Earth, sonda in ambito virtuale le zone di frontiera urbana catturando scorci inediti di ciò che oggi riconosciamo come opere di muralismo diventate parte di questi scenari periferici in cui si ergono come una sorta di nuovo “monumento” in vero dialogo col contesto locale. Paesaggi che racchiudono in sé testimonianze della presenza umana, enfatizzate esteticamente sfruttando gli errori del programma nella restituzione 3D, facendole spiccare come pietre preziose incastonate in questi ambienti mostruosamente deformati.

The Twilight Zone_Courtesy Burning Giraffe

Documenti delle periferie desolate che accolgono in sé l’esperienza quotidiana di generazioni emarginate dai “centri di controllo o potere” e manipolate dai meccanismi della società moderna, rispondendo a quel dovere di cronaca del contemporaneo con una qualità e varietà di soluzioni espressive originali, inedite e personali. Un linguaggio aperto, immediato, come è immediato il rapporto con la realtà, e diversificato oscillante tra realismo fotografico e audace impressionismo. Saggi dell’atmosfera alienante in cui sono immerse le metropoli, e alcune delle loro nuove zone di frontiera urbana. Si ritrae il fascino decadente delle periferie contemporanee, la loro asfissiante atmosfera e la sensazione di desolazione che vi si vive. Aree che sembrano ai confini della realtà in cui si produce un ossimoro estetico, attraente e respingente allo stesso tempo, narrato da un folto gruppo di artisti, che contribuiscono alla rinascita del realismo nell’arte, ma soprattutto del genere paesaggistico urbano contemporaneo. Sfacelo, rovina, fatiscenza ma anche rigore architettonico, agghiacciante e freddo, producono un senso di alienazione disarmante, alcune volte mitigato dalla continua volontà umana di resistere ed esistere in quelle zone brutalmente cedute al cemento, all’industria, al mercato dei beni comuni. 

Guardando in prospettiva, ogni opera posta in relazione con le altre concorre a realizzare un’immagine esaustiva ed esauriente della realtà in cui viviamo, sia a livello estetico che sinestetico. I saggi più descrittivi e pertinenti al dato reale di Chiesi, Lupi e Pradarelli si legano con quelli più virtuosi ed espressivi di Chazme e Barbieri concorrendo insieme a una restituzione il più completa possibile, concreta ed emotiva, della nostra realtà, del suo fascino e al tempo stesso della sua ripugnanza. Ambienti restituiti e non ricostruiti. Non mera imitazione del reale, bensì dietro quella apparente estetica compiacente ed affascinante si cela un messaggio, esprimono un discorso, anche quando ci troviamo davanti a rappresentazioni fedeli della realtà oggettiva, diventando al contempo documento e critica della realtà. Vediamo inoltre come questa nuova ondata realista porti gli autori a sperimentare nuovi punti di vista così come nuovi mezzi nel genere paesaggistico. Nelle opere scultoree di Etnik ammiriamo infatti la capacità di aver declinato lo studio del lettering in modo originale in quanto le lettere che compongono il suo nome divengono la base su cui costruire tutto l’impianto compositivo dei suoi agglomerati urbani. Il più audace in questo percorso si rivela Lunardi che, in ambito fotografico virtuale, sfrutta la tecnologia digitale e la realtà virtuale come mezzo per restituire scorci di paesaggio urbano insoliti, trasformati, deformati per motivi diversi ma complementari. In fine possiamo immaginare le opere di Sepe, le sue scene di vita quotidiana, calarsi perfettamente come episodi caratteristici all’interno degli scenari descritti o restituiti nelle altre opere in esposizione.

Otto personalità che, se pur per simili necessità sono stati spinti ad affrontare questo tipo di tematiche, hanno al tempo stesso intrapreso questa strada con intenti alquanto differenti. Dalla rappresentazione della realtà paesaggistica in termini estetici e documentaristi, alla restituzione in termini espressivi di atmosfere del reale quotidiano, fino alla restituzione critica di stati d’animo partendo dal dato reale urbano del paesaggio. I diversi mezzi adottati e i diversi linguaggi espressivi che ne derivano rappresentano le nuove tendenze non solo in pittura, ma anche nella grafica, in scultura e in fotografia, italiane ed europee, nella relazione continua tra restituzione del momento percettivo e restituzione del veduto nell’immagine riprodotta, tra critica e documentazione, tra espressione e rappresentazione.

Un gruppo di artisti che sono un esempio, piccolo sì ma significativo, delle incredibili ed originali declinazioni operate oggi nell’estetica della rappresentazione e della restituzione emozionale del paesaggio e della realtà contemporanea, rivitalizzando e continuando quello che è stato cominciato oltre due secoli orsono e sottolineando quanto questo movimento non solo non è morto ma ha riacquistato autonomia come forma espressiva nel panorama artistico.

A cura di Alessandra Ioalé

Il catalogo della mostra

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RASSEGNA STAMPA

Francesco Barbieri (classe 1976) è un artista internazionale che lavora nel post-graffitismo contemporaneo. Prima di dedicarsi alla pittura è stato per anni una figura importante nella scena europea del graffiti-writing. Con il suo lavoro degli ultimi anni ha esplorato molteplici soggetti mutuati dal folklore tipico dei graffiti. Al momento la sua produzione si concentra sulla costruzione di scenari urbani dove spesso il treno e la ferrovia sono elementi centrali. Nelle sue opere esplora la marginalità della vita metropolitana, rappresentando le “terre di nessuno”, che si trovano ai confini geo-sociali delle città moderne. Con il suo peculiare linguaggio visivo Barbieri restituisce nella pittura le emozioni sperimentate nelle strade che ha esplorato per anni: di fatto il viaggio e lo stile di vita ad esso legato sono elementi base della sua arte. Nel 2015 viene selezionato dal dipartimento di arte dell’Università di Nanchino (Cina) per un’importante residenza di artista, che lo porta a esporre nel prestigioso Nanjing Sifang Art Museum, e a confrontarsi con l’arte tradizionale cinese, da cui nasce un nuovo ciclo di opere. Vive e lavora a Pisa. www.francescobarbieri.eu

Daniel Kalinski aka CHAZME (nato nel 1980 a Laufen, in Svizzera). È un pittore, illustratore e street artist polacco. Laureato in Architettura e Urbanistica presso l’Università di Tecnologia di Varsavia. Chazme costruisce spesso strutture urbanizzate fuori da aree geometriche definite. Queste composizioni distopiche sono critiche sull’urbanistica e l’architettura, che i passanti sono invitati a decifrare, riflettere e forse anche opporre. A livello visivo, sono sempre perfettamente bilanciati dal punto di vista compositivo e riflettono lo schema della nostra moderna architettura di grattacieli. Il lavoro in studio spazia dalla tela al collage. Anche se il suo lavoro in studio è più figurativo, emette ancora la forte estetica del montaggio che è unica per il suo lavoro. Le opere di street art di Chazme possono essere viste sui muri di molte metropoli come Praga, Berlino, Glasgow, e molte altre. Vive e lavora a Varsavia. http://chazme.org/

Andrea Chiesi si forma frequentando la scena della controcultura punk e della musica indipendente della prima metà degli anni Ottanta. In questo ambiente culturale esordisce lavorando come disegnatore per diverse fanzine, pubblicazioni underground ed esponendo in centri sociali.  In questo primo periodo realizza delle opere su carta con inchiostri nero violacei in cui appaiono personaggi, figure e ambienti legati sotto vari aspetti a quel mondo che frequentava direttamente. Successivamente ha sviluppato una ricerca sul paesaggio contemporaneo, sul tempo e la memoria attraverso una pittura a olio su tela rigorosa e attenta, che tende a volte a esaltare i soggetti industriali o del paesaggio urbano, oppure a creare forti contrasti in bianco e nero con rapidi passaggio dall’ombra alla penombra. L’attività del disegno con la tecnica dell’inchiostro viene portata avanti parallelamente alla pittura ad olio, creando un contrasto tra un universo liquido e in movimento e un altro più strutturato, metafisico, atemporale. www.andreachiesi.it

Nato a Stoccolma (Svezia) Etnik è attivo nella scena graffiti writing sin dai primi anni ’90, ha ricercato sempre una nuova strada per superare i limiti classici della disciplina portando la pittura murale ad alti livelli. Dal 2001 il suo modo di dipingere comincia ad evolversi verso forme geometriche e architettoniche, partendo dal lettering che diviene la base su cui Etnik imposta l’intero impianto concettuale e compositivo della sua ricerca artistica. La trasformazione delle lettere che compongono il suo nome in masse geometriche, sono lo spunto su cui costruire moduli architettonici che s’intersecano violentemente su piani opposti e punti di vista spiazzanti per rappresentare un cemento sempre più costrittivo e un EQUILIBRIO sempre più precario nella vita quotidiana di ognuno di noi. Questo modo di rappresentare la CITTA’, criticandone le dinamiche urbanistiche, è in stretto rapporto con le diverse modalità di approccio dell’artista alla pittura come anche alla scultura e l’installazione, riconoscendo in lui un’autorevole testimone del suo tempo, sperimentatore ed innovatore del lettering. Vive e lavora a Torino, viaggiando molto per realizzare grandi murales e partecipare ad esposizioni in tutto il mondo. www.etnikproduction.com

Marcantonio Lunardi Diplomato in regia documentaristica, dal 2001 Lunardi si è occupato di documentazione sociale e politica lavorando a installazioni, documentari e opere di videoarte. Dopo i master al Festival dei Popoli di Firenze con Michael Glawogger, Sergei Dvortsevoy, Thomas Heise e Andrés Di Tella, ha iniziato un percorso nel settore delle immagini in movimento sperimentando linguaggi al confine tra il cinema del reale e la videoarte. Le sue opere sono state esposte in prestigiose istituzioni internazionali come il National Art Center di Tokyo, la Galeri Nasional Indonesia di Jakarta, la Fondazione Centro Studi Ragghianti di Lucca, il Video Tage Center di Hong Kong, il Museum on the Seam di Gerusalemme, lo Videoart Yearbook del Dipartimento di arti visive dell’Università degli studi di Bologna. Lunardi è stato ugualmente ospite di vari festival di cinema sperimentale e videoarte come il Festival Internacional de Cine y Video Experimental di Bilbao, l’N Minutes Video Art Festival di Shanghai, il Cairo Video Festival del Cairo, il Festival Invideo di Milano, il Video Art & Experimental Film Festival – Tribeca Cinemas di New York. A questi si aggiungono numerose biennali d’arte contemporanea tra cui la Bienal del Fin del Mundo in Cile e Argentina, la Chongqing International Biennale of Contemporary Art in Cina e la Bienal Internacional de Videoarte y Animación in Messico. Vive e lavora a Bagni di Lucca (Lucca, Italia) www.marcantonio.eu

Luca Lupi vive e lavora a Fucecchio, Firenze. Con il progetto fotografico “Landscape”, i cui luoghi e soggetti sono tutti differenti: muri, alberi, città, boschi, spiagge, zone industriali, ma collegati dalla stessa altezza dell’orizzonte e dallo stesso punto di vista frontale, l’artista riflette sulle complesse e continue trasformazioni dei luoghi e sul rapporto tra il costruito e il naturale che dà forma al nostro mondo contemporaneo. Con questo progetto vince nel 2016 il primo premio del concorso Italy in a frame – Comunità Italia alla Triennale di Milano. www.lucalupi.it

Fabio Pradarelli studia architettura all’Università di Firenze, contemporaneamente frequentando la Facoltà di Storia Contemporanea dell’University of Oregon, Eugene Oregon U.S. Laureato con una tesi in Composizione nel 1983 a Firenze, lavora per circa un biennio presso uno studio professionale di Pesaro, per poi passare alla libera professione con una struttura propria. Attualmente esercita come architetto con studio in Pesaro. Contestualmente all’attività professionale ha svolto anche una intensa attività nel settore delle arti visive, con numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero. www.fabiopradarelli.it

Michał Wręga aka Sepe (nato nel 1982 a Varsavia, in Polonia). Dal 1996 è legato al graffitismo e alla scena della street art in Polonia. Laureato in graphic design all’Academy of Fine Arts di Łódź nel 2009. Vive e lavora a Varsavia come graphic designer freelance, pittore e illustratore. Cresciuto nel movimento delgraffiti writing, si è radicato nell’illustrazione di libri e poi negli studi interessati alla grafica e alla progettazione di poster, Sepe sta cercando il suo linguaggio artistico individuale mescolando questi tre percorsi su carta, tela e pareti. www.sepeusz.com

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