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Imprevisti artistici probabilità sociali

Progetto di riqualificazione per l’ex-Carcere di Tirano (So)

imprevisti-artistici-tirano

Lo scorso 21 settembre l’Associazione onlus Il Gabbiano, per festeggiare il trentennale di attività, ha presentato il progetto per la riqualificazione dell’ex carcere di Tirano, per il quale si è avvalsa anche della collaborazione dei curatori Daniele Decia, della storica Galleria Studio D’Ars di Milano, e Davide Loritano, gallerista di Square23 di Torino, che hanno da subito aderito alla proposta unendo le forze ed elaborando il progetto artistico “Imprevisti artistici e probabilità sociali”.

Panoramica "Dialoghi" Corn79+Etnik   Photo by Livio Ninni Photographer

Panoramica “Dialoghi” Corn79+Etnik
Photo by Livio Ninni Photographer

Nato nel 1983, Il Gabbiano, ci spiega Manuela Colombera, responsabile del progetto, “si occupa principalmente di persone in stato di forte disagio, con problemi di tossicodipendenza, e di persone che stanno da noi in misura alternativa al carcere. Ha diverse strutture in Lombardia tra cui questa di Tirano dove è presente anche la casa-alloggio per malati di AIDS. Nello specifico qui a Tirano, si è voluta creare una collaborazione con l’arte della Street Art, perché ci sembrava ci fossero delle premesse concettuali e di significato, che queste forme d’arte riescono a trasmettere alle persone. Il progetto rappresenta “la fase di start up di presentazione del progetto di riqualificazione e di conversione a luogo di accoglienza e sede della Comunità, che questa struttura subirà. I lavori inizieranno concretamente nel 2014 e prevedono già nella ristrutturazione interna del complesso gli spazi da lasciare ad alcuni degli artisti, che si sono distinti con il proprio lavoro, per intervenire nuovamente e far diventare le loro opere parte integrante del progetto. In particolare l’idea era appunto quella che l’arte connotasse questa struttura anche in futuro.” Come tengono a sottolineare anche i curatori, questo progetto di urbanizzazione e riqualificazione legata al sociale con interventi di Street Art, sarebbe il primo di questo tipo in Italia. E mentre Daniele Decia pensa ai nuovi artisti da invitare per realizzare nuovi interventi, fintanto che lo spazio c’è e non viene demolito in parte, per Davide Loritano è già chiara l’importanza di coinvolgere i ragazzi della Comunità con dei progetti che prevedono il loro intervento all’interno di alcune celle con dei lavori personali.

Orticanoodles

Orticanoodles

Orticanoodles

Orticanoodles

Davide Loritano e Daniele Decia, i due curatori scelti per la direzione artistica del progetto, si distinguono per l’esperienza e conoscenza dirette e approfondite degli artisti con cui lavorano e collaborano, alcuni dei quali maggiori esponenti della Street e Graffiti Art non solo a livello nazionale ma anche internazionale, e  per l’esperienza dimostrata come conoscitori e promotori di artisti già affermati e talenti emergenti attraverso le attività svolte nelle rispettive Gallerie, diventate ormai punti di riferimento nel panorama della Street Art. La Square23, giovane galleria di Torino che festeggia quest’anno i primi 3 anni di attività, e come spiega Loritano, nasce dalla sua passione per i graffiti e i grossi interventi murali, ma anche per l’arte contemporanea in generale. “Ho scelto questo lavoro, mettendoci dentro tutta la mia passione, anche se all’inizio non avevamo mezzi. Da quando abbiamo iniziato siamo riusciti a coinvolgere sempre più artisti, diventando una grande famiglia in cui tutti gli artisti sono a loro agio e cominciano a collaborare anche fra di loro.” Il giovane gallerista si dice molto soddisfatto del suo lavoro sul territorio e ci spiega che la sua strategia di promozione si basa prima di tutto sulla ricerca continua su territorio locale ed europeo e sulla programmazione di esposizioni di artisti già affermati e conosciuti alternata alla programmazione di mostre di artisti emergenti in modo da creare nei collezionisti ed amatori e nel pubblico in generale un meccanismo d’interesse continuo verso entrambe le categorie d’artista. “Torino ha reagito molto bene, è una città molto viva sia per quanto riguarda i graffiti che la street art. E’ piena di ragazzi e di iniziative, ci sono tante associazioni che gestiscono, trovano delle location, chiamano artisti famosi a lavorare sugli edifici, su pareti di 30/40 metri, e vedendo la città che si trasformava abbiamo pensato di creare una galleria che uscisse dai canoni austeri delle classiche gallerie. L’artista secondo me deve lavorare per riqualificare il luogo dove noi viviamo, per ciò ogni artista che viene da noi lavora anche direttamente sul territorio. Questo ha fatto sì che la gente si rendesse conto che qualcosa stava cambiando o c’era una forma d’arte diversa che stava entrando nelle gallerie. Vedo che anche da parte delle autorità c’è più interessamento, dandoci infatti più spazi.” Decia invece ha iniziato circa un anno fa la sua attività allo Studio d’Ars di Milano, ma vive da sempre in prima persona l’arte contemporanea che come racconta, “nasco in un piccolo paese dove negli anni ’70 c’erano ancora degli artisti veramente importanti; i miei amici e le persone che frequentavo da piccolo erano figli di artisti. Crescendo capisco e mi avvicino ad amare l’arte. Decido di riattivare in questo paesino qualcosa, perché dagli anni ’80 si era andato a scemare tutto. Do’ vita a un’associazione culturale. Prendo in gestione uno spazio espositivo, con dei collaboratori di livello e di valore assoluto, con molta più esperienza di me tra i quali Paludetto del Castello di Rivara, e lo facciamo diventare un museo d’arte contemporanea. Credo l’unico nella riviera di ponente. Collaboro con il Castello di Rivara e ho la possibilità di collaborare con Luca Beatrice, Olga Gambaro, e di conoscere personalità come Achille Bonito Oliva e Germano Celant, insomma un po’ tutti. Quindi mi avvicino sempre di più all’arte fintanto che l’anno scorso ho deciso di accettare la proposta fattami dalla proprietaria di Studio D’Ars”, con l’intenzione di fare sì contemporaneo ma a una condizione, di fare ciò che adesso è il contemporaneo: “se negli anni ‘80 il contemporaneo erano Mondino, Stefanoni, Scanavino, Buonalumi… adesso il contemporaneo sono Street Art, Underground e NewPop”. E continua dicendo che, nonostante Milano sia una città difficile, piena di squali, di gallerie, “il fatto di avere uno spazio piccolo in una posizione veramente buona, perché in pieno centro, e farlo diventare laboratorio degli artisti, dandogli carta bianca su quello che possono far li dentro, sia un valore aggiunto rispetto a tante altre gallerie esistenti; non sono in tanti in Italia a lasciar interagire l’artista con lo spazio come meglio crede. Per me è divertimento, è metterli alla prova e capire chi si da più o meno da fare, metterli in gioco, scherzare con loro, viverli… Ricordo il primo muro che ho fatto li dentro… l’ho fatto con Bros, fino alle quattro, a tracciarlo, abbiam dormito dalle quattro e mezza alle sette del mattino e ci siamo rimessi al muro e abbiam finito un quarto alle cinque… alle cinque inauguravo.”

SeaCreative

SeaCreative

Due curatori accomunati dalla stessa passione per un certo tipo di arte attorno alla quale gira tutta la loro attività, che dalla seconda metà di settembre sono riusciti a coinvolgere 11 artisti fra i più stimati in questa disciplina, scelti in accordo con le idee d’impegno sociale della Comunità Il Gabbiano, seguendone direttamente l’intervento. Ogni artista invitato ha operato col proprio stile plasmando sia l’interno di una singola cella dell’ex carcere, con opere ad hoc ispirate al luogo, sia i muri esterni del complesso caratterizzando le grandi superfici. Durante i lavori abbiamo visto svilupparsi momenti di coinvolgimento diretto degli artisti coi ragazzi della Comunità, attraverso l’interazione reciproca nelle attività pittoriche. Belle testimonianze del legame che può facilmente intercorrere tra quest’arte, che nasce dalla strada, e questi ragazzi, strappati alla strada, con alle spalle esperienze di vita difficili.

Gli artisti: MrFijodorCorn79OrticanoodlesUrbansolidCaligarisSeacreativeAndrea “Ravo” MattoniEtnikOpiemmeSkiàAle Puro

Urbansolid

Urbansolid

Urbansolid

Urbansolid

Installazioni parete di Urbansolid - Murales di Tenia

Installazioni parete di Urbansolid – Murales di Tenia

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Ma andiamo ad approfondire gli interventi con alcuni artisti che ci li hanno descritti direttamente durante l’inaugurazione:

MrFijodor

Originario di Imperia ma stabile a Torino, i suoi lavori sono contraddistinti da una critica sociale o ecologica, più che da una peculiare ricerca tecnica, e i soggetti delle sue opere sono di solito forme elementari che veicolano messaggi diretti e ironicamente responsabili. Alcuni di questi elementi li possiamo ritrovare nel suo intervento a Tirano che, come ci dice, “visto che siamo dentro un carcere, è un piano di evasione. Un piano d’evasione anche un po’ confuso e non troppo preciso, però importante perché devo riuscire ad evadere, ma non dal carcere bensì dalla mia testa. Quindi ho trasformato la mia cella nell’interno della mia testa. L’ho dipinta tutta di nero, e anche se io normalmente uso acrilici e spray, qui ho voluto disegnare tutto col gessetto bianco cercando di rendere anche un po’ maniacale questi disegni molto grezzi, per nulla raffinati. Mi sono immaginato le prove di fuga: “come posso uscire dalla mia testa? Calandomi dalla finestra? Calandomi con una corda dall’orecchio? Oppure cercando di volare con l’ombrellino di Mary Poppins?” Tutta la cella è rimasta molto scura, il nero dato non è piatto ma è quasi sciolto, un po’ vibrante. Ho disegnato anche il soffitto e l’entrata esterna, poi c’è un disegno attaccato al muro, che rappresenta il piano d’evasione, una mappa che avrò quando scappo per poter ritrovare la strada nei miei pensieri labirintici. Un aspetto interessante dell’intervento è che mi sono anche relazionato con gli ospiti del Gabbiano, cercando di darmi spunti per la fuga. Il primo è stato Roberto Viola, che mi ha chiesto di disegnare una finestra bianca, e che effettivamente può essere un’ottima via di fuga; ho rivisitato alcune frasi che lui ha trovato in alcune carceri italiane, tra cui quello di Como, di San Vittore, di Perugia

www.mrfijodor.it

L'entrata alla "Cella di MrFijodor"

L’entrata alla “Cella di MrFijodor”

 

Interno della "Cella di MrFijodor"

Interno della “Cella di MrFijodor”

Interno della "Cella di MrFijodor"

Interno della “Cella di MrFijodor”

"La cella di MrFijodor"

“La cella di MrFijodor”

Corn79&Etnik – “Dialoghi

Due artisti la cui peculiare ricerca si caratterizza per lo sviluppo di un linguaggio formale che fa capo alla complessa geometria dei mandala di Corn79, e l’intrigante incastro delle geometrie urbane di Etnik. Proprio grazie a questa sinergia stilistica li vediamo collaborare in questa occasione. Li abbiamo intervistati in loco e ci hanno così raccontato la loro installazione: Corn79La nostra è la stanza dei colloqui e abbiamo cercato di far dialogare i nostri due stili, i nostri due percorsi. La stanza ha volutamente un fondo buio, scuro, che vuole ricordare lo stato emotivo delle persone carcerate private della propria libertà. Le mie geometrie, sono come delle luci che escono da questa oscurità e vogliono rappresentare le speranze e i sogni del carcerato. Abbiamo fatto la collaborazione nella stanza dei colloqui perché era proprio il punto d’incontro in cui andare a dialogare, e quindi abbiam cercato di far dialogare i nostri lavori che comunque già di per sé funzionano molto bene in quanto entrambi geometrici. Etnik – “Con Corn79 ci siamo messi d’accordo cromaticamente e su come far interagire i nostri stili. Per me la stanza dei colloqui è un’occasione di dialogo fra i nostri due modi di lavorare.

www.corn79.com

www.etnikproduction.com

 

"Dialoghi" work in progress... Immagini dei due artisti all'opera all'interno della stanza dei colloqui. Photo by Livio Ninni Photographer

“Dialoghi” work in progress… Immagini dei due artisti all’opera all’interno della stanza dei colloqui. Photo by Livio Ninni Photographer

"Dialoghi" work in progress... Photo by Livio Ninni Photographer

“Dialoghi” work in progress… Photo by Livio Ninni Photographer

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“Dialoghi” work in progress… Photo by Livio Ninni Photographer

"Dialoghi" work in progress... Photo by Livio Ninni Photographer

“Dialoghi” work in progress… Photo by Livio Ninni Photographer

"Dialoghi" work in progress... Photo by Livio Ninni Photographer

“Dialoghi” work in progress… Photo by Livio Ninni Photographer

"Dialoghi" - Corn79+Etnik

“Dialoghi” – Corn79+Etnik

Caligaris

Un’artista il cui lavoro si sta focalizzando sul tema delle “moltitudini di soggetti simili”, che lo vedremo sviluppare prossimamente in situazioni che li contengano come manifestazioni, casting, flashmob, e di cui l’intervento all’ex carcere ne é il primo esperimento. “In questo caso, essendo un intervento rapido e temporaneo, ho utilizzato l’espediente delle figure incollate al muro, mentre solitamente le immagini sono dipinte. I protagonisti, questa volta sono i Teru teru bōzu, ovvero gli scacciaspiriti/portafortuna giapponesi, perché voleva essere di “buon auspicio” per il posto abbastanza “disgraziato”; i portafortuna incollati infatti hanno al posto della bocca, solitamente cucita, il simbolo che i carcerati segnano sui muri della cella per contare i giorni della settimana, e rappresentano, con alcuni particolari, vari tipi di persone: donne, uomini, ricchi e poveri.

www.alessandrocaligarisart.it

Caligaris

Caligaris

Caligaris

Caligaris

 Ravo

Giovane artista varesino che per questo specifico intervento ci racconta come ha voluto esprimere le forti sensazioni suscitategli dalla struttura carceraria di Tirano “sono rimasto subito colpito dalla struttura, non avevo mai visto un carcere dall’interno (per mia fortuna). Le pesanti porte, i lunghi corridoi, le enormi mura di 8 metri che circondano il perimetro, e l’incredibile sbalzo termico fra l’interno e l’esterno, sono tutti elementi che mi hanno dato una sensazione alienante, una sorta di angoscia spaesante. Attraverso i miei due soggetti dipinti uno all’interno e uno all’esterno del carcere, ho voluto esprimere queste sensazioni aggiungendo, attraverso uno strabismo marcato, un sentimento “evasivo” una sorta di sguardo rivolto verso l’esterno, ma senza che lo spettatore riesca ad afferrarlo, uno sguardo che cerca una ragione nell’ “oltre”, uno sguardo non facilmente sostenibile.

Ravo - muro esterno ex carcere Tira

Ravo – muro esterno ex carcere Tirano

I soggetti che ho dipinto partono, come la maggior parte dei miei lavori figurativi, dal mio volto. Sono degli autoritratti distorti, stravolti, e modificati all’eccesso, fino al limite della riconoscibilità, per dare ancora più importanza al punto di vista che ha vissuto e valutato questa esperienza, cioè il mio punto di vista.”

http://andrearavomattoni.tumbrl.com

Ravo

Ravo

Ravo

Ravo

 Opiemme

E’ l’artista-poeta la cui ricerca intrattiene un forte legame di scambio tra immagine e parola, in cui entrambe divengono contenuto e contenitore di inedite pagine della propria poetica, che parla di liberà, etica civile e rispetto per la natura. In accordo con essa anche l’opera all’interno dell’ex carcere si costruisce su questo scambio: “ho dipinto un panda che pronuncia una frase tratta dal primo brano dell’album “Toxicity” dei System Of A Down, “Prison Song”, che dice “loro cercano di costruire una prigione” (They try to build a prison). In un testo sul sistema carcerario americano, fanno intuire come “la prigione” possa esistere ed essere creata oltre i confini delle strutture contenitive. Nel mio lavoro la stessa frase la pronuncia un panda, un animale in via di estinzione e relegato, per questo, in una forma di prigione, una riserva naturale. La frase dei System detta da un animale assume un altro significato sulla limitazione della libertà, con un forte riferimento a quello che è l’impatto dell’uomo sull’ambiente.”

www.opiemme.com

Opiemme

Opiemme

Opiemme - muro esterno ex carcere Tirano Photo by Livio Ninni Photographer

Opiemme – muro esterno ex carcere Tirano Photo by Livio Ninni Photographer

Skià

Giovane street artist che cerca attraverso i colori, i segni e i caratteri, di restituire le sue sensazioni e sentimenti, le sue storie, come è accaduto per l’esperienza vissuta nell’ex carcere di Tirano che ci descrive così: “All’interno della cella ho disegnato il profilo di un volto, composto da una varietà di colori che si sovrappongono tra loro, il blu e il rosso per il labbro superiore, il verde per il naso e un verde più scuro per le palpebre, giallo e arancione per le guance, rosso per le sopracciglia, bianco per gli occhi e cosi via. Questo profilo è avvolto da una serie di anelli, di cerchi in scala di grigi che cercano di rinchiuderlo, intrappolarlo, ostacolare i suoi movimenti e la sua libertà di ESSERE. Pensare a questo volto come il volto dell’anima, della nostra anima, quella che molto spesso non ascoltiamo, non sentiamo e che forse a volte dimentichiamo di avere davvero. L’anima nascosta in ognuno di noi, che rappresenta chi veramente siamo al di là delle etichette, del ceto sociale, del lavoro, degli studi, delle regole. È collegata a quella di tutte le altre persone, del presente, del passato e del futuro, ma anche a tutto ciò che ci circonda, gli animali, le piante, l’acqua, il cielo e la Terra stessa. Volevo rappresentare l’urlo di quest’anima, che cerca di aprirci gli occhi, di farsi sentire e manifestarsi, di liberarsi e di liberarci da tutte le catene, barriere, limitazioni che la società e il sistema ci impongono. Con tutti questi colori volevo trasmettere l’energia contrapposta al grigio e al nero delle gabbie che ci tengono fermi e al tempo stesso ci illudono di essere liberi di fare ciò che vogliamo. Gli anelli che ho disegnato intorno al viso sono più stretti intorno alla bocca e via via si allargano come se, con la sua forza, l’anima riuscisse ad allontanarli e distruggerli.

 

Skià - Interno cella

Skià – Interno cella

Skià - Interno cella

Skià – Interno cella

Sulla parete esterna dell’ex carcere ho disegnato un corpo, anche questo di profilo, rivolto verso destra con la schiena inarcata all’indietro e le braccia abbandonate verso il basso. La testa si disfa in numerosi frammenti, che volano verso destra e tutto il corpo è bucato e frastagliato, dalla testa alle braccia, fino alla vita. Il corpo e i suoi frammenti che si liberano volando via hanno l’andamento delle fiamme, quella libertà ipnotica difficile da catturare. Io ci ho provato così. Una frase di Bob Marley accompagna il disegno: abbiamo qualcosa che non potranno mai portarci via…il fuoco. Mi ricollego al discorso di prima sull’anima: quando tutto ci sembra perso o irraggiungibile, quando perdiamo le speranze o tocchiamo il fondo, quando restiamo soli o quando non c’è più nulla a questo mondo che possa farci tornare un sorriso o una luce negli occhi dobbiamo sapere che dentro noi c’è una parte dell’universo, c’è qualcosa che brucia per far si che continuiamo la nostra strada fino alla meta, nonostante tutto.”

Skià - muro esterno ex carcere Tirano Photo by Livio Ninni Photographer

Skià – muro esterno ex carcere Tirano Photo by Livio Ninni Photographer

Encs

Nei 3 giorni passati a Tirano il mio intervento principale è il muro esterno del complesso carcerario, dove io e Skià  abbiam dipinto una parete di 8m x 5m. Ho rappresentato un mezzo viso sezionato che fugge via dalle sue gabbie mentali, guardando in su.. oltre il muro.. verso i suoi sogni.. Le  mani rappresentano appunto le sue gabbie mentali, che contengono (come le barre di un carcere) la lettera “M” di “mind”, parte della frase che è di sfondo ai due personaggi, “FREE YOUR MIND”, libera la tua mente. Molto sovente le peggiori gabbie che abbiamo son quelle mentali, ma per chi sta peggio di noi son pure quelle reali…le celle…

Encs+Skià - Muro esterno ex-carcere Tirano

Encs+Skià – Muro esterno ex-carcere Tirano

Il secondo intervento l’ho svolto in tarda notte dentro una delle cella del carcere in cui ho raffigurato un personaggio che stremato ed esausto cerca di scappare dalla cella a cui rimane ancora attaccato, tramite molti fili e corde, al termosifone della cella: in qualche modo, rimaniamo sempre attaccati al proprio passato.. anche se ci si libera….

Encs – Cella interna

Dall’incontro del mondo sociale con quello dell’arte nasce un dialogo dai contenuti nuovi. Il comun denominatore di pensiero che ha guidato tutte le persone coinvolte nel progetto, è stato e sarà quello di dare ai ragazzi della Comunità nuove possibilità di crescita e d’ispirazione creativa per il futuro e sensibilizzare un paese come Tirano verso un certo tipo di arte, la Street Art, e verso le diverse forme di disagio, nei cui confronti  c’è ancora tanto pregiudizio e un approccio negativo. Inoltre per i curatori Decia e Loritano, entusiasti dei risultati ottenuti, questa esperienza rappresenta il primo step di un percorso di collaborazione che connetterà Torino e Milano per la creazione di una rete di conoscenza, valorizzazione e diffusione della Street-art su territorio italiano. 

Crediti fotografici

Livio Ninni Photographer

www.livioninni.com

mail: info@livioninni.com 

cell. +39 346 7400482

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